venerdì, 05 ottobre 2007

 please82

nello stesso giorno , venerdì 5 ottobre 1962, nel regno unito uscivano , "love me do" primo singolo dei beatles e il primo film della serie di james bond "agente 007 licenza di uccidere".
il lato B di "love me do" era "PS i love you".
il disco usci dopo la terza registrazione con alla batteria andy white, mentre ringo starr suonava il tamburello.
il disco andò bene quasi solo a liverpool. il vero successo arrivò dopo.

invece il film di 007 fece subito il pieno totalizzando oltre 59 milioni di dollari di incassi.

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categoria:musica, film
giovedì, 04 ottobre 2007

giulatesta

ho rivisto poche sere fà in tv, "giù la testa ! " di sergio leone, uno dei miei 10 film da salvare. datato 1971 è una miscela esplosiva (si può ben dire) di generi  “E’ un film politico? Un film comico? Un film farsesco? Un film serio? Un film drammatico? Si, è tutte queste cose messe insieme.” come dice il regista. attori bravissimi (la maschera di James Coburn prima della esplosione e della fatidica frase è indelebile), una colonna sonora che ha fatto epoca (sean-sean di morricone) e alcune scene memorabili (la sequenza iniziale ) incastonate su una struttura narrativa rigorosa, costruita a capitoli , hanno fanno di questo film uno dei riferimenti per tanti registi giovani di quegli anni ( Scorsese e Kubrick in particolare).
inizia con una citazione del presidente mao sulla rivoluzione e poi sviluppa il discorso con questa tirata di Juan (Rod Steiger il bandito messicano) a jhon ( Coburn il rivoluzionario irlandese):
“Rivoluzione? Rivoluzione? Per favore non parlarmi di rivoluzione! Io so benissimo cosa sono e come cominciano: c’è qualcuno che sa leggere i libri che va da quelli che non sanno leggere i libri, che poi sono i poveracci, e gli dice: - oh, oh, è venuto il momento di cambiare tutto -. Io so quello che dico ci sono cresciuto in mezzo alle rivoluzioni. Quelli che leggono i libri vanno da quelli che non leggono i libri, i poveracci, e gli dicono: - qui ci vuole un cambiamento! – e la povera gente fa il cambiamento. E poi i più furbi di quelli che leggono i libri si siedono intorno a un tavolo, e parlano, parlano, e mangiano. Parlano e mangiano! E intanto che fine ha fatto la povera gente? Tutti morti! Ecco la tua rivoluzione! Per favore non parlarmi più di rivoluzione… E porca troia, lo sai che succede dopo? Niente! Tutto torna come prima”.

da vedere e conservare

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categoria:film
venerdì, 21 settembre 2007

pgaber

L'illogica allegria

Da solo lungo l'autostrada
alle prime luci del mattino...
a volte spengo anche la radio
e lascio il mio cuore incollato al finestrino...

Lo so del mondo e anche del resto,
lo so che tutto va in rovina...
ma di mattina, quando la gente dorme
col suo normale malumore,
può bastare un niente,
forse un piccolo bagliore,
un'aria già vissuta, un paesaggio, che ne so...

E sto bene...
sto bene come uno che si sogna...
non lo so se mi conviene
ma sto bene, che vergogna...
Io sto bene...
proprio ora, proprio qui...
non è mica colpa mia se mi capita così...

E' come un'illogica allegria
di cui non so il motivo, non so che cosa sia...
E' come se improvvisamente
mi fossi preso il diritto
di vivere il presente...

giorgio gaber

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venerdì, 14 settembre 2007

Senza nome

 

all'inizio c'è la scoperta, si ascolta di tutto e si ricerca in continuazione una nuova emozione, è come avere davanti una strada che ti propone continuamente ad ogni curva un nuovo paesaggio.
poi quando la strada fatta è ormai lunga , allora è bello sedersi un pò e rivedere quelle immagini con calma cercando quei particolari che ce le rendono più affini.
così è stato per me con la musica di Maurice Ravel.
un piacere di ritorno, fino a sentirlo come uno degli autori più vicini.
in questi giorni ascolto spesso il trio per piano, violino e violoncello( al violino arthur grumiaux) , con la magica melodia iniziale usata anche da Sautet nel suo "un cuore in inverno".
e poi la "Pavane pour une enfante défunte" sia nella versione pianistica (pascal rogè) che in quella orchestrale (vecchio cd di Abbado con l'orchestra di Boston)

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categoria:musica
lunedì, 27 agosto 2007

I classici sono quei libri di cui si sente dire di solito: "Sto rileggendo..." e mai "Sto leggendo..."

[...] Si dicono classici quei libri che costituiscono una ricchezza per chi li ha letti e amati; ma costituiscono una ricchezza non minore per chi si riserba la fortuna di leggerli per la prima volta nelle condizioni migliori per gustarli.

[...] I classici sono libri che esercitano un'influenza particolare sia quando s'impongono come indimenticabili, sia quando si nascondono nelle pieghe della memoria mimetizzandosi da inconscio collettivo o individuale.

[...] D'un classico ogni rilettura è una lettura di scoperta come la prima.

[...] D'un classico ogni prima lettura è in realtà una rilettura.

[...] Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire.

 [...] I classici sono quei libri che ci arrivano portando su di sé la traccia delle letture che hanno preceduto la nostra e dietro di sé la traccia che hanno lasciato nella cultura o nelle culture che hanno attraversato (o più semplicemente nel linguaggio o nel costume).

[...] Una classico è un'opera che provoca incessantemente un pulviscolo di discorsi critici su di sé, ma continuamente se li scrolla di dosso.

[...] I classici sono libri che quanto più si crede di conoscerli per sentito dire, tanto più quando si leggono davvero si trovano nuovi, inaspettati, inediti.

[...] Chiamasi classico un libro che si configura come equivalente dell'universo, al pari degli antichi talismani.

[...] Il "tuo" classico è quello che non può esserti indifferente e che ti serve per definire te stesso in rapporto e magari in contrasto con lui.

[...] Un classico è un libro che viene prima di altri classici, ma chi ha letto prima gli altri e poi legge quello, riconosce subito il suo posto nella genealogia.

[...] E' classico ciò che tende a relegare l'attualità al rango di rumore di fondo, ma nello stesso tempo di questo rumore di fondo non può fare a meno.

[...] E' classico ciò che persiste come rumore di fondo anche là dove l'attualità più incompatibile fa da padrona.

Italo Calvino Perché leggere i classici, Mondadori, 1991.

alcune delle riflessioni di calvino mi hanno spinto a scegliere come ultimo libro d'estate appunto un classico  : l'orlando furioso dell'ariosto.
l'ho iniziato mettendo da parte gli scarsi ricordi scolastici e mi stò divertendo tantissimo .

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categoria:libri
venerdì, 17 agosto 2007

avevoVentanni

altro libro sul settantasette.
franceschini ha avuto una buona idea, provare a ritrovare i suoi compagni di università, farli parlare del "loro" settantasette e di cosa hanno fatto poi nella vita.
le interviste sono una quarantina e da queste escono due cose interessanti, una visione dall'interno (filtrata dalla memoria e dai 30 anni passati) del movimento e del clima , dell'aria che si respirava allora, più che dei fatti di quell'anno ; e un quadro parziale, ma interessante ,della generazione che oggi a 50 anni.
la memoria sappiamo è sempre condizionata da tante cose. scavare tra gli strati per trovare quello che si cerca può rimescolare le cose, facendo affiorare cose successe in altri periodi, eppure contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, dopo tanta pubblicistica sugli anni di piombo, in quasi tutte le interviste quello che affiora è una nostalgia (che non è solo quella classica per quando si aveva venti anni), ma legata a come si è vissuto quel breve periodo, per molti che venivano dalla provincia ,la scoperta di una città come bologna, per tutti un clima di libertà, di spontaneità nei rapporti, un affacciarsi sul mondo da protagonisti, da attori di un possibile cambiamento, un vivere la politica intrecciata alla vita personale.
e questa impronta politica, che per alcuni era comunismo, per altri altro, è rimasta in quasi tutti, anche se gli impegnati oggi sono rimasti pochi, la maggioranza è rimasta a sinistra ,ma tra questi spicca in molti una profonda delusione.
il libro è bello anche perchè è bello seguire i fili di tante persone che partono da un luogo comune e poi si sviluppano nei modi più imprevedibili.
una delle cose che mi hanno colpito e che sento molto mia, io che ho solo due anni meno di loro è questa : in chiusura del libro franceschini dice che se pensa al futuro lo vede con gli stessi occhi di allora, come se potesse riservagli intatte ancora tutte le possibilità, è come se questa generazione non fosse mai invecchiata, come se avesse per sempre vent'anni.

enrico franceschini - avevo vent'anni storia di un collettivo studentesco 1977-2007 - feltrinelli

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categoria:libri
giovedì, 09 agosto 2007

kurosawa

è un film di Akira Kurosawa del 1991.

La storia di una  vacanza di quattro ragazzi dai dieci ai diciott'anni  in una vecchia casa di campagna presso Nagasaki, in compagnia della una nonna quasi novantenne.  Poi alla compagnia si aggiunge un cugino nippo-americano.
kurosawa, attraverso le diverse generazioni racconta la distanza tra il giappone prebellico e quello attuale, il tutto è imperniato sul ricordo della bomba atomica, vero snodo della storia e della vita del paese,

A tutto questoi fà da contraltare il cugino americano, chaimato a confrontarsi con la responsabilità storica della tragedia.

la figura della nonna, nel finale, che cammina , con solo un ombrellino come scudo, contro il vento e la pioggia, come allora contro le radiazioni , in una sorta di trance onirica è una delle scena più belle dell'opera di kurosawa.

un film bellissimo, dolce e doloroso, da vedere per capire il dramma del giappone dopo la bomba atomica del 6 agosto 1945

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categoria:film
venerdì, 03 agosto 2007

MA_MV

probabilmente è proprio con un suo film "professione reporter" che ho imparato ad apprezzare il cinema come arte e non solo come intrattenimento. mi aveva fatto una grande impressione e ricordo anche che face un successo di "cassetta" oggi difficilmente pensabile.
ricordo di averlo visto in montagna, la mia casa era collegata al paese da una strada semi abbandonata che passava in un bosco naturalmente privo di illuminazione. così il ritorno lo si faceva al buio oppure quando c'era con la luce di una pila.
della sua produzione ricordo volentieri anche "l'avventura" e "deserto rosso" con una splendida monica vitti giovane e drammatica, ma il film che amo in assoluto è "blow up", il racconto della londra psichedelica degli anni sessanta , continuamente in bilico tra realtà e finzione, verità e menzogna.

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categoria:film
giovedì, 02 agosto 2007

 

orologiosabato 2 agosto dell'80 sono in montagna , nella casa sopra Intra sul lago maggiore. la notizia la sento alla radio verso mezzogiorno.

ricordo la sensazione di vuoto, di rabbia, ancora bombe ancora morti.

poi l'anno dopo a bologna per il primo anniversario della strage. la gente in lacrime, la piazza piena ancora una volta, sotto il sole.

sono andato altre volte a bologna per il 2 agosto e sempre ho risentito nelle mente quella canzone che claudio lolli scrisse nel 1976 dopo la strage del treno italicus e che tragicamente si adatta anche nel titolo "agosto" anche per bologna.

ecco il testo:
 
Agosto, improvviso si sente
un odore di brace.
Qualcosa che brucia nel sangue
e non ti lascia in pace,
un pugno di rabbia che ha il suono tremendo
di un vecchio boato:
qualcosa che crolla, che esplode,
qualcosa che urla.
Un treno è saltato.
Agosto. Che caldo, che fumo,
che odore di brace.
Non ci vuole molto a capire
che è stata una strage,
non ci vuole molto a capire che niente,
niente è cambiato
da quel quarto piano in questura,
da quella finestra.
Un treno è saltato.
Agosto. Si muore di caldo
e di sudore.
Si muore ancora di guerra
non certo d'amore,
si muore di bombe, si muore di stragi
più o meno di stato,
si muore, si crolla, si esplode,
si piange, si urla.
Un treno è saltato.

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categoria:musica, memoria
mercoledì, 01 agosto 2007
bergamani suoi film mi hanno sempre affascinato, anche al di là delle storie che raccontano, il suo modo di girare, il ritmo, l'uso della macchina da presa, la tecnica insomma.

non ho visto tutti i suoi film, dei primi solo alcuni.
tre li metterei in una immaginaria classifica :
il posto delle fragole, un'estate d'amore e il settimo sigillo.

tre storie profondamente diverse, tre film in bianco e nero, al di là del tempo e delle mode culturali.

se ci penso molte immagini dei suoi film mi tornano alla mente con facilità, come se si fosse costituito dentro di me un piccolo alfabeto visivo, il pontile, la partita a scacchi, lo specchio, l'occhio del professore.

forse è questo che si intende quando si dice che l'artista ha fatto un'opera  indimenticabile.
l'aver permeato l'immaginazione degli altri con la propria.
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categoria:immagini, film, persone